L’International Silk Forum si è svolto a Hangzhou il 26 e 27 ottobre 2006, in coincidenza con la fiera della seta cinese. Convocata e organizzata dalla Associazione Cinese della Seta, la riunione era pensata come un tentativo di raccogliere attorno a temi di comune interesse gli operatori internazionali della seta, in sostituzione dei congressi della non più esistente Associazione Internazionale della Seta. Vi erano rappresentate le più attive aree seriche del mondo, con una nutrita delegazione europea. I risultati dei due giorni di lavori sono stati deludenti. Si doveva discutere sopratutto di controllo elettronico della seta tratta, per avviare i commerci della costosa fibra su linee moderne e condivise di controllo della qualità del prodotto all’origine. Egemonizzata dai rappresentanti cinesi, la riunione ha visto presentare proposte di metodi e procedure basati su rilevazioni solo capacitive, respinti nei passati congressi della AIS dal mondo serico – compresi i rappresentanti cinesi – perché inadeguati. Forse in appoggio ai rappresentanti cinesi, la delegazione giapponese ha insistito sul paragone fra moderni metodi di controllo e il glorioso e antiquato sistema visivo del seriplano: lavoro già ampiamente praticato e di nessuna utilità.
Da parte italiana, la relazione del Dr. Francesco Gatti, a nome di Stazione Sperimentale per la Seta, di Tessile di Como e dell’Ufficio Italiano Seta, ha presentato una proposta di controllo basata insieme su rilevazioni capacitive e visive, che dà della qualità del prodotto un’informazione completa, tale da permetterne poi il miglior utilizzo in tessitura.
A onor del vero, va detto che le relazioni cinesi si sono chiuse tutte con la dichiarata disponibilità a discutere e migliorare anche profondamente le proposte dettagliate esposte ai convenuti. L’utilità del Forum, oltre ad aver fatto comunque incontrare gli operatori del settore, sarà salvata se questa disponibilità a rimettere in discussione le proposte di metodo di controllo si dimostrerà effettiva, facendo nascere incontri nei quali la parte europea non sia chiamata a prendere atto di fatti compiuti, ma a dare il proprio contributo alla costruzione di sistemi di controllo efficaci e condivisi.